lunedì 6 gennaio 2014

Arrampicate benauguranti

Nei restanti giorni di bel tempo, quelli a cavallo di Capodanno, ha prevalso invece l'arrampicata. I Marocc di Cassone e le Placche di Baone, al Lago di Garda, ci hanno ospitato con la consueta accoglienza gardesana, fatta di sole quasi caldo, bei tiri e viste spettacolari, come queste qua:

da un Marocc:

Dai Maroc, ormai sta tramontando ed io tento l'HDR:

 Ma anche senza HDR, pochi minuti prima:

Dopo aver scalato sulle placche di Baone, in zona Arco di Trento:

E, di nuovo, non manco di paperosità:


 anche quando gioco a fare l'uomo ragno:



Monte Pora - neve e sole

Le vacanze natalizie come sapete ci han concesso ben pochi giorni di sereno. Ma quei pochi me li son giocati in posti davvero meritevoli. Come il 27 dicembre. Una passeggiata sulla neve che Natale e Santo Stefano han portato in quantità. Data la mia pessima forma fisica suggerisco una meta facile - e chi ne sa più di me sta anche attento al pericolo valanghe. E così eccoci al Monte Pora, già meta di uscite quando si era bambine. 
La giornata è davvero stupenda e si gode di una visuale chiara sulle montagne vicine, per esempio 

l'Alben,


la Presolana,

e montagne lontane.

Risaliamo le piste da sci. La combinazione di neve, tracce, cielo blu saturo ed alberi imbiancati mi fa scattare più foto di quanto sarebbe permesso pubblicare, quindi qui solo una:




 Non solo scatto io, a sorpresa vengo anche immortalata, con andatura paperesca (la giacca extra large e le ciaspole mi fanno davvero più papero di quanto già sia), proprio davanti alla Presolana.


A Bergamo il giorno di Natale si mangia...

E, sempre sull'onda dell'ultima atmosfera natalizia, prima che diventi definitivamente passato, poche foto dal giorno di Natale. Grande pranzo, nella nostra tradizione. Parenti e cibo. Ogni anno il menu varia a seconda di chi cucina e della fantasia a disposizione. Ma è certo che queste cose non mancano mai. 

La polenta!
(con arrosti di diverso tipo, qui protetti dai coperchi)



I formaggi (ma quest'anno siamo stati parchi, perchè giunti a fine banchetto si era satolli)



E le partite a pinnacola (di solito appannaggio degli over 50, ma che talvolta dilettano anche i più giovani) accompagnate da un buon panettone.



Ancora un po' di aria natalizia, dai!

Certo, l'Epifania tutte le feste si porta via, proprio per questo lasciatemi ancora un attimo nell'atmosfera di Natale. Lasciatemi ricordare il mercatino di quest'anno, volato via senza troppa festa, per me che andavo in biblioteca. Lasciatemi riguardare quelle meravigliose stelle che vendono qui. Prima che tutto sia portato via.






mercoledì 18 dicembre 2013

Plätzchen - i biscotti natalizi tedeschi

Alle soglie del Natale, e con alle spalle quasi un mese di incontri quotidiani con mercatini natalizi e decorazioni, credo sia giunto il momento di parlarne. Non per criticare la lunga gestazione, l'Avvento dilatato per scopi commerciali, tanto dilatato da diluirsi e sciogliersi, quasi non visto, come neve di ieri. Non per criticare dunque, ma per lodarne alcuni tipici rappresentanti, delizie conviviali, gioie domestiche per chi li prepara, fieri rappresentanti di tradizione e teutonicità.
Plätzchen!


Il concetto di Plätzchen è sfuggente e dai confini incerti. Ricordo che l'anno scorso uscì un articolone su Die Zeit (uno dei giornali più importanti in Germania) proprio riguardo alla filosofia dei Plätzchen, e già il punto di partenza, la definizione, risultava problematica. E come tale, veniva problematizzata in termini filosofici. Umorismo tedesco.
La parola vorrebbe dire "piccolo posto", "posticino" (kleine Platz). Sembrerebbe un riferimento al fatto che questi biscottini presentano dimensioni contenute, sono tendenzialmente piatti, e vengono serviti su dei vassoi (non è vero, anche nelle scatole di latta!), occupando dunque ciascuno un posticino sul vassoio, quasi come tesserine di un mosaico.
Che però il criterio della forma e dimensione possa essere assunto a definire l'intera categoria dei Plätzchen non soddisfaceva gli autori dell'articolo, che trovavano eccezioni nell'uno o nell'altro tipo di Plätzchen. E per ogni criterio che veniva proposto, c'era sempre un qualche biscottino che, pur essendo evidentemente uno dei Plätzchen, non potesse più essere considerato tale. Di qui la difficoltà di definire la categoria. Tanto che gli autori giungevano a proporre la variabilità come caratteristica basilare della stessa.
Ed è proprio la varietà di biscotti a stupire chi passa per le vetrine delle pasticcerie, o tra i banchetti del mercatino di Natale. Forme, dimensioni, con glassa o senza, impasti anche molto diversi.
Mi limito allora a puntare gli occhi su due varietà a me molto gradite.



Le Zimtsterne, letteralmente: stelle di cannella. In realtà dovete immaginarvi qualcosa di più che solo cannella. L'impasto è una deliziosa bomba a base di frutta secca, speziata, ricoperta di una glassa allo zucchero. Non c'è che dire, deliziose.


Vanillekipferl, ovvero: cornetti alla vaniglia. L'impasto sembra una normale frolla bianca, in realtà si usano anche mandorle e nocciole tritate. E un sacco di vaniglia. Zucchero esterno per chiudere in bellezza. Per molti, i Vanillekipferl sono il prototipo del Plätzchen, e non c'è Natale senza di loro.

Ci sarebbero molte altre varietà, che non ho fotografato. Frolle tondeggianti, con un occhio di marmellata; frolle bicolori vaniglia e cioccolato. Mini-Waffeln alla cannella. Pfeffernüsse (noci pepate), una sorta di panpepato o pandizenzero a forma di pallina schiacciata, tendenzialmente duro. E in quanto a pandizenzero, quel misto di spezie (garofano, anice, cannella, cardamomo) si trova anche in Lebkuchen (pan pepato, appunto) e Spekulatius, i primi più simili al concetto di pane, con delle mandorle a mo' di decorazione e forme che variano dal rettangolo al cuore, dimensioni che possono anche dilatarsi ben oltre il "posticino" di cui sopra. I secondi invece, Spekulatius, sono biscotti piatti con delle forme a bassorilievo, ottenuti con degli stampini particolari in legno: rappresentano di solito mulini a vento e persone, una su tutte, Santa Klaus.


La dimensione di germanicità dei Plätzchen sta nel fatto che sono estremamente radicati nella cultura del posto. Alcune tipologie hanno nomi diversi a seconda della regione in cui ci si trova. Alcuni tipi sono diffusi in tutto il Nord-Europa (si pensi al pan pepato), ma con leggere variazioni. Tanto che la mia coinquilina può star lì a spiegarmi davvero a lungo che il Lebkuchen norvegese è ben diverso da quello tedesco, e può anche farmi assaggiare quello che ha appena fatto al forno seguendo la ricetta norvegese, ma io imperterrita continuo a sentire solo una deliziosa mistura di spezie e tutte le altre differenze svaniscono sotto il mio palato. CI tengono, insomma.
Ci tengono anche a prepararli loro. Non c'è famiglia tedesca che non ne prepari almeno un tipo durante l'Avvento. Almeno uno, cioè almeno i Vanillekipferl. E in alcune famiglie ci si mette lì a usare gli stampini sulla frolla, tutti insieme, e già quello è un momento di festa. Tanto coinvolgente da essere adatto anche ai bambini, a cui di solito si lasciano stampare le frolle più semplici, che verranno magari decorate con zuccherini colorati. E talvolta vengono appesi all'albero di Natale. Così, giusto per aggiungere una stellina o una renna di frolla.


lunedì 9 dicembre 2013

Creme Caramel

Ora, dovete sapere che il creme caramel mi piace un sacco. Ma davvero tanto. E dovete anche sapere che mi son sempre chiesta come mai le confezioni Cameo mostravano un budino con il caramello in cima, mentre a me era data solo la possibilità di mangiarlo con il caramello sul fondo (cioè, in casa mia, il creme caramel non veniva mai scaravoltato).
Dovete anche sapere che in Germania pare non esserci il creme caramel. "Come?", faccio io, tutta indignata, durante una conversazione culinaria con le mie coinquiline tempo fa. La conversazione si conclude con un tentativo di far capire loro che dolce buonissimo sia il creme caramel e che surplus di sapore (e non solo di dolcezza) il caramello conferisca al budino.

Passano i giorni e arriva il mio compleanno. Ditemi voi quale miglior sorpresa di questa:
- buona musica (su cd, ma anche dal vivo!)
- formine per budino di quelle che si aprono da entrambi i lati, così si può scaravoltare il budino più facilmente, e
- il creme caramel!


sabato 30 novembre 2013

Wohnzimmerkonzert

Li chiamano così, Wohnzimmerkonzerte, concerti da salotto. Non che sia una novità, pensate alla musica da camera che ha avuto un enorme boom nell'800 del Romanticismo tedesco e austriaco. Fare musica nel salotto di casa è diventato in quel periodo abitudine comune del borghese medio germanico. E l'ambiente del salotto è anche quello che i bar tedeschi tentano sempre di ricreare. L'atmosfera "gemütlich", parola che dicono intraducibile, il sentirsi in un ambiente accogliente come un salotto, e al contempo essere in una Kneipe (l'equivalente tedesco del pub, culturalmente connotato). In Italia mi sembri manchi questa dimensione salottiera. 
La Germania odierna continua ad amare i luoghi che ricordano il salotto, portare la dimensione accogliente del "privato" in un posto "pubblico", in cui trovarsi, ma anche in cui fare/vedere/ascoltare prodotti artistici. Ecco allora una gran sfilza di concerti a dimensione salotto.
Questa sera ho ascoltato i Wooden Peak alla Action House. Un posto talmente piccolo che ci siam trovati a sederci per terra, proprio davanti alla batteria. 



La musica dei Wooden Peak, duo di Leipzig (pensa un po'!) è una sorta di miscela acustico-elettronica, un pop cantautorale che porta in sè le atmosfere vagamente malinconiche del nord Europa. Armonie mai scontate alla chitarra, suoni campionati e mixati, sezione ritmica molto creativa. Proprio un bel concerto. L'unica piccola pecca è nella voce del cantante, secondo me ancora poco matura e poco curata. Anche la varietà tra le canzoni alle volte mancava. Ma se l'atmosfera piace, non ci si annoia. Rispetto alle canzoni su soundcloud, la versione dal vivo era molto interessante nel settore percussioni.

lunedì 18 novembre 2013

Sulle tracce del liberty

Pur non essendo una storica dell'arte, né un'appassionata di architettura, alcuni edifici heidelberghensi non possono non essere notati. Non parlo dei monumenti classici, quelli da giro turistico della città. Anche solo una passeggiata in un quartiere residenziale come Neunheim svela una quantità incredibile di particolari architettonico-stilistici interessanti. 

In particolare, sono molti gli edifici costruiti nei primi anni del '900. Case e palazzi degli strati (molto) alti della borghesia. Facciate che talvolta mescolano in modo eclettico elementi liberty con figure grottesche e timpani dalle reminescenze greco-classico. A volta è un pastiche, riconoscibile come tale anche da una non iniziata come me. Altre volte invece è liberty puro e semplice. 
D'altro canto, quelli sono gli anni delle Reformbewegungen, movimenti di riforma. Correnti di pensiero che nacquero intorno a inizio secolo, accomunate dall'intenzione di riformare qualcosa che non andava, qualcosa che era andato in direzione contraria all'uomo. Ecco allora che essere vegetariani e vegani diventa sempre più diffuso, il nudismo ha anch'esso le sue radici in questo clima di pensiero. In campo educativo, filosofi e pedagoghi avanzano idee nuove. Per quanto concerne le arti, sono soprattutto architettura e design a portare i segni di questa nuova estetica. A Darmstadt, città a pochi km da Heidelberg, un intero quartiere viene progettato secondo il nuovo stile.
Ma torniamo al liberty a Neunheim. Eccone alcune tracce, più o meno mescolate ad altre estetiche:







mercoledì 13 novembre 2013

Marstall Mensa

Uno dei vanto dell'università di Heidelberg è la mensa della Marstall. 
In origine, un edificio militare, una sorta di quartier generale dei soldati, situato in riva al fiume. L'edificio era un quadrilatero con cortile interno, dei torrioni a pianta circolare agli angoli. 
Ma, come già accennato qualche post addietro, il principe elettore decise ad un certo punto (dopo la disfatta contro i francesi) di trasferire la sua residenza da Heidelberg a Mannheim, e insieme a lui se ne andarono anche le numerose truppe stanziate qui. Non avendo più scopo difensivo, l'edificio della Marstall venne adibito ad altri usi, fino a diventare la mensa universitaria per eccellenza. Esistono foto in bianco e nero che ne testimoniano l'operosità (e l'affollamento, che a quanto pare è rimasto tale fino ai giorni nostri).
Con la costruzione di sempre più edifici universitari, anche in zone lontane dal centro storico, si è reso necessario un ampliamento delle mense, così che oggi l'università conta tre mense, più una serie di bar universitari. La Marstall è la più piccola di queste strutture, ma rimane una delle predilette dagli studenti. Il cibo è migliore, si dice in giro. In effetti, la qualità del cibo non delude quasi mai, e l'offerta è varia (3 pietanze di carne e 1 di pesce, 4 pietanze di "carboidrati", cioè pasta riso patate ecc, 3 pietanze del tutto vegetariane, una zuppa, una vasta scelta di insalate, dolci al cucchiaio - il tutto basato su un sistema a buffet, si paga a peso). Rimane aperta non-stop dalle 11 del mattino fino alle 10 di sera, offrendosi come luogo di ritrovo per studenti affamati ai più diversi orari. In più, il luogo è accogliente, più delle nuove mense in cemento armato, e gode da un lato della vista sul fiume, dall'altro di un cortile interno che, soprattutto in estate, diventa un'ottima occasione per mangiare all'aperto. (A dire il vero, anche in questi giorni a 5 gradi, non appena esce un briciolo di sole i tedeschi prendono posto all'aperto!).
Ieri, approfittando della macchina fotografica rimasta infilata nello zaino, ho fatto qualche foto dell'interno.


lunedì 11 novembre 2013

Una cena tedesca


Talvolta una di noi quattro coinquiline propone di trovarsi per cena. Pur vivendo sotto lo stesso tetto, incontrarsi in cucina è spesso più un fatto casuale che una situazione quotidiana. Quindi ci si dà appuntamento almeno una volta ogni tanto, si cucina insieme, si guardano le foto dell'ultimo viaggio dell'una o dell'altra (una di noi quattro in particolare fa spesso viaggi, anche in paesi lontani), si chiacchiera.
Dopo diverse cene a tematica culinaria italiana ci siamo messe alla ricerca di una ricetta più prettamente tedesca ed ecco qua: Semmelknödel con salsa ai funghi, insalata d'accompagnamento e un vino bianco Riesling della valle del Reno.
Semmelknödel, vale a dire "gnoccone" di pane (Semmel), è un piatto della cucina povera, nato dal bisogno di riciclare il pane vecchio. Dagli avanzi di pane raffermo infatti, con l'aggiunta di latte, uova, aromi (soprattutto tanto prezzemolo) e cipolle, si formano dei grossi gnocchi da far bollire in acqua salata. Essendo fatti di pane, si prestano bene come accompagnamento di piatti a base di carne. Ma spesso si trovano anche accompagnati dalla salsa di champignons e panna, nella più classica e semplice delle versioni.