domenica 13 gennaio 2013

Orobie - Passo San Marco

Come già l'anno scorso, anche quest'anno abbiamo voluto iniziare in bellezza: passeggiata sulla neve il 1° gennaio.
Meta: Passo San Marco. Sì, ok, è una strada, direte voi. Ma: anzitutto è tutta talmente piena di neve che da poco dopo il paese di Mezzoldo bisogna lasciare la macchina e mettersi gli scarponi. E guardate qua: ditemi se non è bella questa strada!


In secondo luogo: il panorama merita! Le montagne già alla partenza sono meravigliose.


E più si va avanti, più ci si solleva sopra la valle Brembana e le sue cime.





Infine, io non c'ero mai stata. Il Passo San Marco: vuol dire, percorrere la Val Brembana fino in cima ed essere sullo spartiacque che conduce dall'altra parte, sulla Valtellina. È come passare le colonne d'Ercole, anche se in piccolo. Non so voi, ma a me ha affascinato molto. E questa è la Valtellina vista proprio dal Passo (1900 e rotti metri sul livello del mare).


Orobie - Capanna 2000

Le vacanze di Natale hanno portato molto riposo e qualche bella passeggiata in montagna.

Per esempio, uno degli ultimi giorni di dicembre siamo saliti in direzione di Capanna 2000, sul monte Arera (Oltre il Colle, BG). C'era nebbia a Bergamo, fitta e umida come una coperta indesiderata. Ma non appena si saliva in altitudine, il sole brillava chiaro e deciso sulle montagne. A dire il vero, faceva persino caldo! E la neve ne risentiva.





Il paesaggio, colline, morbidi panettoni ricoperti di neve, dove una volta sorgevano (forse ci sono ancora) piccoli impianti sciistici.


 E il monte Alben, che sto imparando ad apprezzare sempre più.


All'inizio del cammino c'è una piccola deviazione che porta alla "cattedrale vegetale". Si tratta di un'opera d'arte, di un'architettura naturale, ideata dall'artista lodigiano Giuliano Mauri tra il 2008 e il 2009. Su internet si trovano diverse informazioni a riguardo. Mi limito qui a dirvi che si tratta di una sorta di cattedrale gotica a 5 navate costruita con delle piante. I 42 faggi, che fanno da colonne descrivendone la struttura, sono per ora solo fuscelli, quello che si vede nella foto sottostante sono i sostegni lignei costruiti attorno a ciascun tronco. I faggi cresceranno e diventeranno essi stessi sostegno di questa "opera artistica naturale", colonne portanti di una cattedrale tra i monti.



martedì 8 gennaio 2013

Rientro

Eh già, le vacanze sono finite. Anche il blog si è preso una pausa. Conto di raccontarvi a poco a poco quel che c'è stato, le belle gite, il ritorno in Italia.
Per ora, c'è la ripresa del tran tran: lezioni, colloqui con i docenti, prove d'orchestra e amici.
Sono rientrata ad Heidelberg domenica sera, in un clima stranamente freundlich und mild, mite davvero. Ma il più grande stupore è stato quello di trovare Universitätplatz vuota. Sgombra dalle mille bancarelle del mercatino di Natale, che l'avevano riempita già da metà novembre di gente, cibo, profumi di spezie, piccolo artigianato ed aria natalizia. Uniplatz vuota. Segno che bisogna far posto a qualcos'altro.

sabato 15 dicembre 2012

Heidelberg + neve = kitsch (= bellissima!)

Domenica scorsa è stata una fredda e buia giornata di neve. Tutto il giorno le temperature sotto zero. Tutto il giorno fiocchi di neve finissima. 
Così appariva la mia via di primo mattino 


Di pomeriggio mi sono avventurata fin su al castello, dove hanno allestito un piccolo mercatino di Natale (con artigianato vario, vin brulé, Feuerzangenbowle, crepes, carne a tutto spiano, e un meraviglioso stand dedicato al salmone, affumicato sul posto!)
Che dire, il castello durante la nevicata sembrava ancora più magico del solito.



E la città là sotto, che a volte ho osato chiamare kitsch, beh, con la neve e tutto il resto sembrava essere in una di quelle palle di vetro per i turisti. Eppure, mi son detta, non è bellissima?



domenica 9 dicembre 2012



Le giornate diventano gelide. Ieri mattina la poca neve rimasta sui tetti scintillava sotto un sole basso basso.






Ancora Christa Wolf - un discorso

Poco dopo l'anniversario della morte di Christa Wolf, avvenuta il 1° dicembre del 2011, mi ritrovo ancora e sempre in sua compagnia. Ha ancora tanto da dirmi.

Vi segnalo una scoperta recente: il blog www.germanistica.net
Vi si trovano articoli molto interessanti scritti da diversi germanisti italiani, giovani e meno giovani. Con mia sorpresa compaiono anche i nomi di alcuni docenti dell'Università di Bergamo.
Proprio in memoria di Christa Wolf, nell'anniversario della sua scomparsa il blog ha pubblicato un discorso tenuto dalla scrittrice all'Università di Torino in occasione della laurea in Lettere honoris causa che le è stata conferita dall'ateneo nel 1997. Qui trovate il testo:

http://www.germanistica.net/2012/12/01/christa-wolf-a-torino/#more-5120

Christa Wolf ripercorre qui la sua fascinazione per il mito, soprattutto nelle figure di Cassandra e Medea. Il mito che non è feticismo del passato, ma ricostruzione del presente.
Ciò che ha colpito me più di tutto è il "filo di Arianna" citato in conclusione, vale a dire, il filo vitale (femminile) che consente di uscire dalla tenebra del labirinto. E, infine, il "nucleo autentico di nostalgia". La Sehnsucht in tutti noi.

sabato 24 novembre 2012

Cassandra e i tempi di "parziale cecità"


È da quasi un anno che Christa Wolf, la scrittrice tedesca, è venuta a mancare.
Nel rileggere alcuni suoi libri trovo sempre di che meravigliarmi. Cassandra, per esempio: la rilettura di un mito, di più, la riscrittura di un mito. Scritto benissimo, in una lingua fatta propria. Il tema della capacità di vedere (Cassandra la veggente, la sacerdotessa di Apollo) che si mescola a molti altri fili (la condizione femminile nella storia europea, i regimi di potere, la falsificazione della storia, la relazione con il proprio orgoglio, tanto per citare alcuni di questi fili). Si intrecciano, come i vimini che compaiono qua e là nella narrazione. E sempre, Cassandra che tenta di disbrogliarne per lo meno uno - individuare un filo isolato dalla trama di menzogne cui è intrecciato, e dallo spazio vuoto creatosi, lasciar filtrare la luce di là fuori.

Ve ne lascio un frammento:


 "... bramai il sacerdozio. Non volevo il mondo così com'era, ma volevo servire devotamente gli dèi, che lo dominavano: era una contraddizione dentro il mio desiderio. Mi concessi tempo, prima di accorgermene, mi sono sempre concessa questi tempi di parziale cecità. Diventare tutt'a un tratto capace di vedere - questo mi avrebbe distrutta."

Da: Cassandra, di Christa Wolf.
Traduzione di Anita Raja

sabato 10 novembre 2012

Riflessioni su...



"... In che senso esiste realmente una scrittura «femminile»? Nel senso che le donne, per motivi storici e biologici, sperimentano una realtà diversa da quella degli uomini. Nel senso che sperimentano la realtà in modo diverso dagli uomini e a ciò danno espressione. Nel senso che le donne da secoli non fanno parte di chi domina, ma di chi è dominato, sono cioè oggetti di oggetti; oggetti di secondo grado, oggetti abbastanza spesso di uomini che sono a loro volta oggetti, e dunque, stando alla loro condizione sociale, appartenenti in ogni caso a una cultura di second'ordine. Nel senso che non cercano più di integrarsi nell'aberrazione dei sistemi dominanti, smettendo così di logorarsi. Nel senso che, scrivendo e vivendo, puntano all'autonomia. E poi incontrano uomini che puntano anch'essi all'autonomia. Le persone, gli stati e i sistemi autonomi possono aiutarsi reciprocamente; non devono combattersi come accade a chi per incertezza e immaturità interiore esige continuamente limiti e atteggiamenti intimidatori.
[...]
provo un vero orrore per quella critica del razionalismo che finisce in un irrazionalismo sfrenato. Non è solo un fatto tremendo, umiliante e scandaloso per le donne che nel corso dei millenni il contributo femminile ufficiale e diretto alla cultura in cui viviamo sia stato praticamente inesistente – esso costituisce propriamente il punto debole di questa cultura, a partire dal quale essa diventa autodistruttiva: vale a dire la sua incapacità di maturare. Ma non si acquista maturità se alla follia maschile si sostituisce la follia femminile, e se le conquiste del pensiero razionale, solo perché opera di uomini, vengono gettate a mare dalle donne in nome dell'idealizzazione di stadi pre-razionali dell'umanità. La stirpe, il clan, sangue e terra: non sono questi i valori ai quali possono collegarsi oggi l'uomo e la donna di oggi; proprio noi dovremmo sapere che queste formule possono fornire pretesti per terribili regressioni. Non c'è via che possa aggirare la formazione della personalità, i modelli razionali della soluzione dei conflitti, cioè anche il confronto e la collaborazione con coloro che la pensano diversamente e, ovviamente, con l'altro sesso. L'autonomia è un dovere per tutti, e le donne che si ritirano nella loro femminilità come in un valore, agiscono in sostanza così come si è fatto con loro: rispondono con una grande manovra diversiva alla sfida della realtà rivolta a tutta quanta la loro persona. ..."


Da “Premesse a Cassandra. Quattro lezioni su come nasce un racconto” (1983)
di Christa Wolf
Traduzione Anita Raja

giovedì 8 novembre 2012

Ponte del primo novembre


Approfittando del Ponte del primo novembre, mi sono fatta un giretto in Italia. Questa volta in treno.
Chi mi conosce, sa che preferisco viaggiare sulla terraferma piuttosto che in un sol balzo volare al di là delle Alpi. Nella foto: La stazione di Basilea nelle ultime luci del giorno. Per altro, alla stazione di Basilea si trovano leccornie come questi Macarons al caffè!


Le giornate in Italia sono state brevi e piovigginose. Ma poco importa, se si vuol passare del tempo con chi si ama. Solo un giorno è stato inaspettatamente sereno, e ovviamente si è approfittato per fare due passi, anche se a bassa quota.



Ed è già tempo di ripartire. Di nuovo rotaie, di nuovo acqua sui vetri e paesaggi che scorrono - no, siamo noi a scorrere via.


Mi viene in mente quel passaggio in Orlando, Virginia Woolf: Orlando, donna, che viaggia in automobile e sperimenta una nuova frammentarietà nelle percezioni. Non solo quel che riesce a vedere mentre guida sono solo pezzetti di paesaggio, l'inizio di un'insegna, due persone che si sono appena incontrate; ad essere spezzettata è anche la sua persona. Che Orlando non sia Uno, che ci siano degli Io diversi a costituirlo/la, è cosa subodorata già da un pezzo, nel romanzo. Ma è nell'automobile che i diversi Io danno il meglio di sé, sovrapponendosi, incalzandosi l'un l'altro in un monologo interiore, o flusso di coscienza che sia (ai letterati la definizione più appropriata).

domenica 4 novembre 2012

I primi freddi e una festa di compleanno

28.10.2012


Il 28 ottobre compie gli anni una mia coinquilina, E. Lei è stata una di quelle persone che mi hanno accolto fin da subito, una di quelle che mi hanno fatto sentire a casa mia. Inutile dire che le voglio bene.

Per il suo compleanno - giornata freddissima - ha dato sfogo a tutta la sua creatività: ne son nate ben 10 torte (le abbiamo dovute contare, tanta era la varietà!), l'una diversa dall'altra, alcune inventate di sana pianta il giorno prima. Eccone alcuni esempi:


L'ambiente era quello familiare della casa dei suoi genitori, nello Pfalz. Ci vogliono più di tre ore in treno per arrivarci, ma merita. Il treno, allontanatosi dal piattume attorno a Mannheim, va verso Kaiserslautern, e da lì più a nord. Il paesaggio diventa sempre più collinare, le colline sempre più ravvicinate. I boschi rasentano le rotaie con le loro tinte vivaci, è pieno autunno! 
Mi colpisce l'accoglienza cordiale e calorosa, la tavola apparecchiata con cura con il servizio da tè per i giorni di festa, e i fiori di campo freschi,  che immagino vengano dai loro, di campi. Come il succo di mela, fatto in giornata, che il babbo di E. ci offre - sono le sue mele.






Che dire: l'ospitalità germanica decantata già in Tacito rimane un valore anche per i tedeschi di oggi. Il cibo, la presentazione della tavola, il clima cordiale e di festa... Per un attimo ci si dimentica che là fuori fa così tanto freddo.